LA STORIA DELLA TONNARA

                                                                                                                                    

    

A PELO D'ACQUA

La pesca più importante di Favignana è quella del tonno, che risale ad una remota antichità.

I fenici, primi fra i navigatori conosciuti, andavano a farla sulle coste della Spagna. Ai nostri giorni si fa molta attivamente sulle coste della Provenza, della Sardegna, della Sicilia, dell'Africa ecc.

Il Tonno (chiamato da Linneo Scomber  Thimnus e da Cuvier Tynnus vulgaris), genere di pesce acantottero  famiglia degli scombri, giunge ad un peso che varia di solito dai 50 ai 200 Kg e una lunghezza da  1 a 3 mt. La parte superiore del corpo è di un nero azzurrognolo, ed il ventre è grigio con macchie argentate . La carne del tonno, soda e salubre, è stimatissima. Il tonno godeva  di una grande celebrità presso i Greci e gli altri abitanti delle sponde del Mediterraneo, della Propontide e del Mar Nero. I Romani davano un gran pregio a certe parti del corpo di questo pesce, come la testa ed il ventre. Non stimavano un gran che i pezzi vicini alla natatoria caudale, perché non li trovavano sufficientemente grassi. Essi conservavano benissimo i tonni, tagliandoli a pezzi e chiudendoli in vasi pieni di sale . Oggi si conservano anche sott’olio dopo giusta cottura.

Il tonno abbonda nei mari italiani nei mesi di maggio e giugno quando si avvicina  alle spiaggie per riprodursi.

Pare che il tonno viva in pieno Oceano e che al tempo degli amori, per approssimarsi alle coste, segua la corrente marittima naturale.

La corrente marittima equatoriale  parte dall’equatore, s’immette nel golfo del Messico e uscendo dal Canale di Florida  assume il nome di corrente Strema, principale golfo dell’Oceano. E da quel punto i tonni si incanalano  nella corrente che segue costeggiando l’America del Nord (costa Est) fino ai banchi di terranova, dove biforcandosi una parte si dirige verso Nord-Est battendo le coste della Gran Bretagna, e passando per la manica  gira per le coste francesi, portoghesi e spagnole .

Quivi torna a dividersi ed un ramo segue il suo corso verso sud, vicino alle coste di ponente del Marocco, cioè in direzione delle isole Canarie di Capo verde  e delle Madere  (Ovest dell’Africa), e un ramo, che è quello seguito dai tonni, s’interna nel Mediterraneo per lo Stretto di Gibilterra battendo le coste meridionali europee: Spagna, Francia, Italia.

Fatto il giro del Mediterraneo, e costeggiando perciò nel ritorno le coste settentrionali africane, riesce nuovamente nello stretto di Gibilterra.

Infatti ivi s’incontrano due correnti: discendente l’una ed ascendente l’altra. Quella ascendente ritorna all’equatore da dove è partita. Si spiega così come in  Spagna e in Francia la pesca dei tonni avvenga prima che in Sicilia, e come quella fatta nelle coste africane sia l’ultima.

Grande quantità di tonni nel maggio passano fra l’isola di Levanzo e quella di Favignana e da tempo remoto si è in quest’isola data la pesca al tonno.

I mezzi primitivi di pesca  sono stati poco a poco migliorati fino alla costruzione di apposite tonnare, che vennero a sostituire  le madranghe o mandranghe della Provenza, così chiamate  perché il tonno fa la sua comparsa in branchi o mandre, come i greci le chiamavano.

Le tonnare  vennero sviluppate e migliorate nell’isola sotto l’armatore Florio.

La tonnara è costituita da un sistema di reti che vengono a chiudere completamente il mare per il quale i tonni debbono passare. Queste reti formano delle pareti che dal fondo del mare affiorano al pelo d’acqua, mentre toccano il fondo mediante contrappesi di tufo (rosase) attaccate alle estremità inferiori, si sostengono al livello del mare per mezzo di gomene fornite di galleggianti (sugheri).

Queste gomene non sono abbandonate a loro stesse, altrimenti le correnti sposterebbero tutto il sistema di reti, ma vengono assicurate in punti fissi con altro cordame attaccato ad ancore, già preventivamente affondate.

Il sistema  di reti è diviso in vari scompartimenti (camere) ognuno munito di porta, cioè di un pezzo di rete mobile, che viene aperto a guisa di saracinesca dai tonnari che sorvegliano la pesca.

Quando i tonnari si accorgono del passaggio dei pesci aprono la porta  della prima camera richiudendola appena i tonni vi sono entrati ed aprono invece le porte degli altri scompartimenti per indurre i tonni ad internarsi nelle reti.

Quando è stato così raccolto un buon numero di pesci viene aperta la porta della camera della morte.

La camera  della morte  è costituita da una rete molto più robusta, che oltre alle pareti è munita di fondo a maglia forte.

Quando il  “ Rais” (voce araba, significa capitano di bastimento, ma qui si usa per denotare il direttore tecnico della tonnara), si avvede che una quantità di tonni è entrata in questa camera, ordina per il domani la mattanza  (uccisione dei tonni; dal latino mactare, ammazzare).

Il giorno dopo ogni uomo della ciurma collocato al posto, situati a quadrato i battelli grandi e piccoli, pronto ogni attrezzo, ogni fune, ogni graffio, ogni tridente , ogni ferro, al cenno del  “Rais” che occupa il centro, la camera della morte  viene sollevata con somma accortezza, ed appena i tonni sono portati a galla comincia la strage. Il fischio del “Rais” è il segnale  dell’attacco. La lotta è assai emozionante ; è un terribile menar di colpi, un ferire di uncini, e urla e grida e schiamazzi. I tonni per liberarsi dalla rete finiscono per ferirsi a vicenda; il mare si agita assume il color del sangue, ed i colpi di coda, che i tonni danno nel momento agonico, sono così terribili da mettere in pericolo i tonnari proco pratici o poco avveduti.

Nella costruzione delle reti si è tenuto conto della sensibilità tattile che il tonno pare abbia alla bocca e dell’ingrandimento visivo del quale sono dotati gli occhi.

Infatti nella rete  batte col muso verso i fili e se ne ritrae subito per l’impressione ricevuta, mentre alla sua vista i fili sottili assumono l’aspetto di grosse corde, ed è così che non arriva a rompere la rete che data la forza potrebbe facilmente spezzare. E poi durante il tempo degli amori questi pesci assumono una mansuetudine, che non hanno quando è cessato tale periodo.

Riesce infatti difficile la pesca di qualche tonno disperso dopo l’epoca suddetta.

Allora diviene più guardingo e più aggressivo.

Dopo la pesca il tonno è portato nello stabilimento, squartato, pulito dalle lische e dagli interiori, viene sottoposto ad accurata lavorazione.

Le uova vengono asciugate e salate. La carne viene salata in parte ed in parte messa sott’olio e chiusa in boatte.

Alcune iscrizioni tuttora esistenti, sebbene spostate di luogo, segnano i fasti della pesca. La più antica suona così: Deo favente ac Beata Vergine intercedente Tynnaria ista interfectis 41175 Tunnis, operareis vantagium dedit hoc anno 1771. Un’altra ricorda  che nel 1853, Amministratore  Florio, si uccisero 6828 tonni; una terza che nel 1859 se ne uccisero 10159; un’ultima che nel 1865 se ne mattarono 14020. La pesca enorme e mai superata, avvenne l’anno stesso in cui morì Ignazio Florio cioè nell’anno 1891 col numero di circa 18000.

Questo progressivo aumento pare in parte dovuto alla chiusura delle tonnare del mare di Marsala, della punta di S.Teodoro di proprietà Staiti, del Boeo di proprietà del Principe di pacco per vertenze con quella di Favignana, ed all’abbandono della Tonnara di Giovanni Lombardo, floridissima nel 1770 perché molto esposta allo scirocco.

Però la pesca da allora ad oggi ha subito un decrescimento, e se ne attribuisce da alcuni la colpa al soverchio numero di nuove tonnare concesse a detrimento delle poche che prima esistevano, da altri, all’aumento della navigazione.


    
"Le barche"

"Una Prua"

 

             "Il Tonno"

"Lo stabilimento"

 

    

 

    

 

 " Cenno d'inizio "

 

"Stabilimento Florio"

 

 

"La cattura"

 

 

  "Farfalla sul mare"

 

 

"Lo strazio"

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